TERREMOTO DEL FRIULI, 50 ANNI DOPO: MONTEBELLUNA ONORA CHI C’ERA
Pubblicata il 25/05/2026
Il Comune avvia il riconoscimento della benemerenza civica per tutti i cittadini — volontari, militari, operatori — che nel 1976 prestarono soccorso alle popolazioni colpite. I moduli si ritirano all’Ufficio di Protezione Civile di Via Callarga dal 1° giugno al 15 luglio.
Cinquant’anni fa, il 6 maggio 1976, una scossa di magnitudo 6,5 devastava il Friuli, uccidendo quasi mille persone e
lasciando senza casa decine di migliaia di famiglie. Tra i primi a rispondere a quell’appello silenziosi ma urgente, anche tanti montebellunesi: volontari, alpini, operatori sanitari, semplici cittadini che caricarono i propri mezzi, misero a disposizione le proprie auto e partirono, settimana dopo settimana, verso le zone del disastro.
A mezzo secolo di distanza, il Comune di Montebelluna, in collaborazione con il Nucleo Comunale Pronto Intervento Protezione Civile, vuole che quell’impegno non resti nell’ombra. Chiunque — residente o non — abbia prestato soccorso nel 1976 in qualità di volontario, militare, operatore o personale istituzionale, può richiedere il riconoscimento della benemerenza comunale.
I moduli sono disponibili presso l’Ufficio di Protezione Civile in Via Callarga n. 10 (tel. 0423 24242) e la raccolta delle candidature sarà aperta dal 1° giugno al 15 luglio 2026. La domanda va presentata fisicamente, compilando il modulo con dati veritieri.
Commenta il sindaco, Adalberto Bordin: “Il Friuli del 1976 fu una tragedia immensa, ma fu anche la dimostrazione di come l’Italia sappia stringersi attorno a chi soffre. Tanti nostri concittadini erano là, tra le macerie, senza chiedere nulla in cambio. Con questa iniziativa vogliamo riconoscere il loro impegno: un dovere di memoria, ma anche un atto di gratitudine verso persone che hanno onorato questa comunità con i fatti e un modo per promuovere l’esempio presso le nuove generazioni in un mondo, che purtroppo, celebra sempre di più l’individualismo”.
L’assessore alla Protezione Civile, Elzo Severin: “Stiamo raccogliendo già diversi contatti da persone che all’epoca erano là. Sono tuttora in vita e meritano di essere onorate. Quello che colpisce, ripercorrendo quelle testimonianze, è la varietà degli interventi: non c’erano solo i grandi numeri delle organizzazioni, c’era l’impegno del singolo ed un’infinita solidarietà verso l’altro”.
Tra le storie che emergono in queste settimane spicca quella di Milo Cervi, ex presidente del Gruppo Alpini di Biadene. Ogni settimana, con il suo “Dodge”caricava viveri raccolti tra la gente di Montebelluna e partiva verso Osoppo e le altre zone del disastro. Tutto a proprie spese, gratuitamente, con la sola bussola del senso del dovere.
Lo stesso Gruppo Alpini di Biadene assieme al Gruppo Alpini di Montebelluna nella fase della ricostruzione affiancarono al Comitato Esecutivo degli Alpini per rimettere in piedi case e strade, mettendo a disposizione muratori, idraulici e manovalanza volontaria ogni fine settimana.
Non c’erano solo gli alpini. Settimana dopo settimana — venerdì, sabato, domenica — partivano verso il Friuli anche i volontari della Caritas, delle Opere Pie, della Misericordia, della società di Mutuo Soccorso e di tante altre realtà del territorio. Ognuno portava ciò che sapeva fare: le braccia, le competenze, il tempo.
C’era poi chi operava in forma istituzionale ma con uguale dedizione. Il personale dell’USL, ad esempio, garantiva ogni giorno il prelievo dei campioni d’acqua — l’acqua potabile era una delle emergenze più critiche —, li portava a Treviso per le analisi e riportava su gli esiti la mattina stessa. Un andirivieni quotidiano, instancabile, che ha contribuito a salvare vite in modo silenzioso ma determinante.
Come richiedere la benemerenza
I moduli saranno disponibili presso la sede della Protezione Civile. La domanda va compilata e consegnata fisicamente: Ufficio di Protezione Civile – Via Callarga n. 10, Montebelluna; tel. 0423 24242 | Dal 1° giugno al 15 luglio 2026.
Cinquant’anni fa, il 6 maggio 1976, una scossa di magnitudo 6,5 devastava il Friuli, uccidendo quasi mille persone e
lasciando senza casa decine di migliaia di famiglie. Tra i primi a rispondere a quell’appello silenziosi ma urgente, anche tanti montebellunesi: volontari, alpini, operatori sanitari, semplici cittadini che caricarono i propri mezzi, misero a disposizione le proprie auto e partirono, settimana dopo settimana, verso le zone del disastro.A mezzo secolo di distanza, il Comune di Montebelluna, in collaborazione con il Nucleo Comunale Pronto Intervento Protezione Civile, vuole che quell’impegno non resti nell’ombra. Chiunque — residente o non — abbia prestato soccorso nel 1976 in qualità di volontario, militare, operatore o personale istituzionale, può richiedere il riconoscimento della benemerenza comunale.
I moduli sono disponibili presso l’Ufficio di Protezione Civile in Via Callarga n. 10 (tel. 0423 24242) e la raccolta delle candidature sarà aperta dal 1° giugno al 15 luglio 2026. La domanda va presentata fisicamente, compilando il modulo con dati veritieri.
Commenta il sindaco, Adalberto Bordin: “Il Friuli del 1976 fu una tragedia immensa, ma fu anche la dimostrazione di come l’Italia sappia stringersi attorno a chi soffre. Tanti nostri concittadini erano là, tra le macerie, senza chiedere nulla in cambio. Con questa iniziativa vogliamo riconoscere il loro impegno: un dovere di memoria, ma anche un atto di gratitudine verso persone che hanno onorato questa comunità con i fatti e un modo per promuovere l’esempio presso le nuove generazioni in un mondo, che purtroppo, celebra sempre di più l’individualismo”.
L’assessore alla Protezione Civile, Elzo Severin: “Stiamo raccogliendo già diversi contatti da persone che all’epoca erano là. Sono tuttora in vita e meritano di essere onorate. Quello che colpisce, ripercorrendo quelle testimonianze, è la varietà degli interventi: non c’erano solo i grandi numeri delle organizzazioni, c’era l’impegno del singolo ed un’infinita solidarietà verso l’altro”.
Tra le storie che emergono in queste settimane spicca quella di Milo Cervi, ex presidente del Gruppo Alpini di Biadene. Ogni settimana, con il suo “Dodge”caricava viveri raccolti tra la gente di Montebelluna e partiva verso Osoppo e le altre zone del disastro. Tutto a proprie spese, gratuitamente, con la sola bussola del senso del dovere.
Lo stesso Gruppo Alpini di Biadene assieme al Gruppo Alpini di Montebelluna nella fase della ricostruzione affiancarono al Comitato Esecutivo degli Alpini per rimettere in piedi case e strade, mettendo a disposizione muratori, idraulici e manovalanza volontaria ogni fine settimana.
Non c’erano solo gli alpini. Settimana dopo settimana — venerdì, sabato, domenica — partivano verso il Friuli anche i volontari della Caritas, delle Opere Pie, della Misericordia, della società di Mutuo Soccorso e di tante altre realtà del territorio. Ognuno portava ciò che sapeva fare: le braccia, le competenze, il tempo.
C’era poi chi operava in forma istituzionale ma con uguale dedizione. Il personale dell’USL, ad esempio, garantiva ogni giorno il prelievo dei campioni d’acqua — l’acqua potabile era una delle emergenze più critiche —, li portava a Treviso per le analisi e riportava su gli esiti la mattina stessa. Un andirivieni quotidiano, instancabile, che ha contribuito a salvare vite in modo silenzioso ma determinante.
Come richiedere la benemerenza
I moduli saranno disponibili presso la sede della Protezione Civile. La domanda va compilata e consegnata fisicamente: Ufficio di Protezione Civile – Via Callarga n. 10, Montebelluna; tel. 0423 24242 | Dal 1° giugno al 15 luglio 2026.